Riapre il botteghino del Teatro Massimo di Palermo

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Da lunedì 11 ottobre il botteghino del Teatro riapre alla vendita dei posti che per l’obbligo del distanziamento erano stati preclusi e che tornano disponibili per gli spettacoli della stagione autunnale, a partire da “Il pirata” di Bellini, in scena da venerdì 15 ottobre.
 
Restano invariate invece le prescrizioni per l’accesso in Teatro, dall’obbligo della certificazione verde (Green Pass), alla misurazione della temperatura, all’uso della mascherina.
 
Sarà annunciato a breve il programma di opere, concerti e balletti della stagione 2022, così come riprenderanno anche le attività per bambini e per le scuole.

Teatro Massimo Palermo

Capienza allargata. Riapre il botteghino del Teatro Massimo di Palermo per la vendita di tutti i posti disponibili.

A breve anche l’annuncio della Stagione 2022 con il programma di opere, concerti e balletti.

“È arrivato il momento che aspettavamo da tanto tempo – commenta Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo  – è un passo fondamentale per il ritorno alla normalità e alla gioia di incontrarsi numerosi a Teatro. Abbiamo attraversato un periodo inimmaginabile che ha messo a dura prova la tenuta di tutto il sistema dell’arte, della musica e dello spettacolo. Ma i teatri sono rimasti dei luoghi sicuri e gli artisti hanno dato una grande prova di resistenza e di responsabilità. È una festa poter accogliere di nuovo tutto il nostro pubblico”.

Teatro dei pupi “Carlo Magno”

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La Compagnia “Carlo Magno” è nata per iniziativa di Enzo Mancuso, ultimo discendente della omonima famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino dell’Opera dei pupi nel quartiere Borgo Vecchio.

Il Cavaliere Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, anche con l’invenzione di un teatro fisso sopra un camion, fino ad attivare un teatro stabile a Palermo in piazza don Luigi Sturzo, che rimase attivo fino alla sua morte, nel 1988.

opera-dei-pupiIl cavaliere Mancuso fu grande nelle innovazioni delle armature con elmi alla greca e romani e per le rappresentazioni degli spettacoli si avvaleva dell’aiuto dei figli Nino, Pino e Stefano.

Ebbe notorietà nazionale partecipando a Lascia o Raddoppia, una delle prime trasmissioni della televisione italiana, come esperto della storia dei Paladini di Francia.

Suo figlio Nino, nato a Palermo nel 1934, all’età di 14 anni mette in scena il suo primo ciclo della storia dei paladini di Francia, in 360 serate, nel paese di Misilmeri nei pressi di Palermo e continua a collaborare con il padre fino alla sua scomparsa.

Nino è ancora oggi abilissimo puparo ed è considerato anche un esperto costruttore.

Dei suoi figli soltanto Enzo segue le orme.

Enzo, nato a Palermo nel 1974, è titolare dell’attuale compagnia ed è perciò figlio e nipote d’arte.

Intraprende il mestiere fin da bambino come aiutante, esordisce a 13 anni come precocissimo puparo con il suo primo spettacolo “Morte di Agricane”. Restaura alcuni pupi ereditati dal nonno ed inizia la sua autonoma attività nel 1994.

Con l’insegnamento del padre e dello zio si dedica alla costruzione dei pupi, usando le antiche tecniche dei vecchi maestri, mettendo in scena alcune episodi legati alla storia dei paladini di Francia.

Il giovane Enzo Mancuso, oggi considerato il più giovane puparo palermitano, non si è fermato all’apprendimento delle tecniche della costruzione e della manovra, ma ha approfondito lo studio di vecchi “canovacci” e perfezionato la tecnica recitativa.

(Fonte Turismo Comune di Palermo)

Teatro di Verdura | Palermo

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Il Teatro di Verdura in origine faceva parte del Parco del principe di Castelnuovo, un vasto complesso (69.604 mq) situato nella Piana dei Colli.

Gaetano Cottone e Morso ne divenne proprietario nella seconda metà del secolo XVIII, vi fece costruire la villa e suddivise il parco in: frassineto, agrumeto, oliveto, pistacchieto, vivaio (pipiniera) e viridarium (giardino ornamentale).

L’area era attraversata da tre grandi viali di cipressi. Oltre alla villa, nel viridarium vennero costruiti due padiglioni: uno destinato a Foresteria (filoxenia) e l’altro ad abitazione dei proprietari.

Gaetano Cottone commise al Marabitti la creazione della statua dell’Armonia, che nel 1777 fu collocata al centro del viridarium.

Alla morte del padre (1800), Carlo Cottone ottenne il permesso da parte del governo borbonico di fondare privatamente un Istituto agrario che doveva istruire i giovani all’agricoltura e, al tempo stesso, ricercare, attraverso la sperimentazione, nuove tecniche per migliorare la produzione.

Nel 1819 si inizia la costruzione del Ginnasio progettato da A. Gentile. Nel 1829, morto Carlo, Ruggero Settimo, Principe di Fitalia, viene designato come unico erede testamentario.

Questi continua ad operare le trasformazioni rispettando gli intenti del predecessore. Nel 1847 si inaugura l’Istituto Agrario che subito inizia le attività didattiche.

teatro-di-verdura-internoIl parco rimane suddiviso in due aree: una riservata all’Istituto ed una al viridarium o Teatro di Verdura.

Nella seconda metà dell’Ottocento il parco subisce trasformazioni che ne alterano la fisionomia originale. Vengono soppressi i due viali trasversali con doppi filari di cipressi, scompare il frassineto, trasformato il pistacchieto e mutate le geometrie delle aiuole (parterres).

Nel 1955 il parco diviene proprietà dell’Opera Pia Castelnuovo. Il Teatro Massimo prende in affitto l’area del Teatro di Verdura e ripristina in parte i parterres che erano stati tolti per la creazione di una pista da ballo di un kursaal.

Allo stato attuale il Teatro mantiene sostanzialmente la struttura originale ed ha conservato e curato la flora già esistente.

Al Teatro si accede dal Viale del Fante, attraverso un cancello fiancheggiato da due piloni in pietra, bassi, quadrati e sormontati da due canopi con teste di sfinge.

Di fronte al cancello è situato uno dei due padiglioni il cui ingresso è preceduto da un pronao costituito da frontone e timpano sorretti da due telamoni con testa di satiri.

Alla base del timpano una lapide marmorea reca l’iscrizione “Cotoniae nuper nunc aedes Septimiae coniunctionis mnemosunon” (Fino a poco tempo fa casa dei Cottone oggi è di Settimo, monumento a ricordo di solidale amicizia”.

L’epigrafe testimonia il saldo vincolo di amicizia tra Ruggero Settimo e i Cottone. Fondato sulla condivisione di ideali politici e sociali. All’interno si trovano vani di piccole dimensioni; uno è di particolare interesse per la pianta circolare e per la decorazione del soffitto, delle pareti e per il pavimento.

Il padiglione adibito a foresteria ha un grande vano con un camino in marmo. Ambedue i padiglioni si affacciano sul grande parterre separato dall’area appartenente all’Istituto Agrario da una recinzione abbellita da chorisie, da siepi di duranta plumeri e di hibìscus e da filari di cipressi.

Tra le aiuole è situata la fontana di forma ottagonale con la statua dell’Armonia adorna di capelvenere e di ninfee. Altre due vasche, una di forma dodecagonale con papiri, l’altra, più grande, ellittica con papiri e ninfee arricchiscono il giardino.

Una transenna di legno alta sei metri e sulla quale si arrampicano per tutta l’altezza splendide ipomee, divide; il parterre dalia gradinata e dalla platea. L’antico viridario di forma trapezoidale oggi è occupato dal palcoscenico e in parte dalla platea.

I viali laterali che costeggiano il palcoscenico sono delimitati da filari di cipressi che convergono verso la parete di fondo affrescata con un dipinto rappresentante un “paesaggio boschereccio“, i cipressi che si susseguono fitti costituiscono delle vere e proprie “quinte”. Il “boccascena” è costituto da due piloni in legno e cartapesta con sostegno metallico che ” riproducono i pilastri in pietra di tufo che segnavano gli ingressi alle ville dell’agro palermitano”.

Fonte Comune di Palermo

Teatro Ditirammu | Palermo

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Il Teatro viene inaugurato a Palermo nello storico quartiere della Kalsa, all’interno dei locali originariamente destinati alle scuderie di Palazzo Petrulla, nel maggio del 1998.

Il Teatro Ditirammu, canti e memorie della tradizione popolare, con i suoi 52 posti a sedere, nel cuore del centro storico dei Palermo, è uno tra i più piccoli in Italia e certamente è l’unico del genere in Sicilia.

I suoi fondatori e direttori artistici sono stati Vito Parrinello e Rosa Mistretta, uniti anche nella vita, che con i figli Elisa (danza di figura, canto e flauto) e Giovanni (tamburello e percussioni).

La famiglia Parrinello continua una tradizione di famiglia che trova origine nella storia personale di Vito e nella voce e nell’interpretazione del canto popolare di Rosa.

vito-parrinelloPassionalità, carattere, spontaneità, forza poetica, desiderio di comunicare emozioni e sentimenti.

Queste caratteristiche fanno di Rosa Mistretta l’interprete naturale di tutti i brani musicali del repertorio della casateatro Ditirammu.

Rosa non è figlia d’arte, ma ha vissuto in un ambiente sensibile alla musica, alla pittura in cui è stata incoraggiata, soprattutto dal padre, spinta ad esprimere sensazioni e talento, attraverso il canto e la danza.

Sulle pareti e nelle vetrine espositive degli ambienti del teatro sono raccolti per essere mostrati al pubblico tanti ricordi legati alla famiglia, agli spettacoli e alle attività della Compagnia di Canto Popolare.

Attività sempre continua con gli spettacoli folk di canti e danze della tradizione popolare con un repertorio musicale comprendente alcune catalogazioni effettuate tra l’800 e il ‘900 che include i canti di lavoro, le preghiere, gli scongiuri e le note d’amore per la donna amata, le cialome della mattanza e i canti dei pescatori di corallo.

Appuntamenti anche oggi presenti della antica tradizione del Ditirammu, con la messa in scena degli spettacoli ‘rituali’ come “Ninnarò il Presepe raccontato” per Natale, “Martorio” per Pasqua e il “Triunfu pi Santa Rosalia” a luglio, con spettacoli di prosa dialettale e per bambini e la rassegna estiva Baglio del Ditirammu nella scenografica cornice dell’atrio di Palazzo Petrulla.

Fonti Teatro Ditirammu e Comune di Palermo

Teatro Politeama Garibaldi | Palermo

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Importante esempio di architettura neoclassica, Il Teatro Politeama Garibaldi, presenta un grande ingresso a guisa di monumentale arco trionfale al cui apice svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli, rappresentante il “Trionfo di Apollo ed Euterpe” fiancheggiata da una coppia di cavalli bronzei e cavalieri modellati da Benedetto Civiletti rappresentanti i “Giochi olimpici“.

Ai due lati dell’ingresso principale del teatro, dietro i due grandi candelabri, si scorgono le due lapidi che riportano le storiche epigrafi dettate da Isidoro La Lumia ed, in alto, i due bassorilievi rappresentanti le “Fame” disegnate dal pittore Pensabene.

Intorno al prospetto esterno si sviluppa il corpo semicircolare dell’edificio con i due ordini di colonnato dorico e ionico con stesure di colore azzurro e giallo e figure sormontate da un fregio che riproduce i giochi del circo su un fondo di colore rosso.

Teatro Politeama GaribaldiL’arco trionfale del prospetto è ingentilito da una bellissima composizione in bassorilievo a stucco, opera del Rutelli, che rappresenta una moltitudine di putti musici e cantori.

All’interno, una sala a ferro di cavallo con due ordini di palchi ed un doppio ampio loggione/anfiteatro per una capienza allora progettata per cinquemila spettatori, mentre sul boccascena si sviluppa un colonnato esastilo corinzio al cui centro è collocato il busto bronzeo di Giuseppe Garibaldi, delimitato dai due lati dalle allegorie della Tragedia e della Commedia.

Damiani propone una ricca decorazione policroma di stile pompeiano sia all’esterno che all’interno del teatro, affidandola ad illustri pittori locali quali, tra gli altri, Nicolò Giannone, Luigi Di Giovanni, Michele Corteggiani, Giuseppe Enea, Rocco Lentini, Enrico Cavallaro, Carmelo Giarrizzo, Francesco Padovano, Giovanni Nicolini ed a Gustavo Mancinelli, a cui si deve il fregio delle Feste Eleuterie che circonda il finto velario azzurro-cielo.

All’esterno, nelle due grandi ali curvilinee laterali, il fregio decorato con le gare podistiche nel piano jonico ed il fregio con le corse dei cavalli nel piano dorico sono opera di Carmelo Giarrizzo.

Al piano ionico ritroviamo gli encausti e gli affreschi di Nicolò Giannone, Michele Cortegiani, Luigi Di Giovanni, Rocco Lentini e Enrico Cavallaro.

Teatro Politeama GaribaldiLuigi Di Giovanni affrescò, inoltre, i due lati del palcoscenico, all’altezza delle cavee mentre Onofrio Tomaselli, Rocco Lentini, Vincenzo Riolo, Giuseppe Enea, Salvatore Gregorietti e Salvatore Valenti decorarono i corridoi e i foyers.

Il vestibolo offre un soffitto a lacunari ornati di rilievi e fregi mentre gli ambienti di percorrimento e di sosta, come la grande sala degli Specchi e dei piani superiori (Sala Rossa e Sala Gialla) dove era collocata in passato la Civica Galleria d’Arte Moderna, sono tutti decorati con pitture di Giuseppe Enea, Rocco Lentini e Giuseppe Cavallaro.

Damiani, inoltre, è anche il progettista dei due maestosi candelabri esterni ed ha curato la sistemazione del Monumento a Ruggero Settimo (Benedetto De Lisi, 1865) antistante il teatro. Nei giardini ai lati dei due semicerchi della parte frontale del maestoso edificio, che occupa circa 5000 mq, si possono ammirare le sculture di Valerio Villareale (Baccante), Benedetto De Lisi (Silfide) e Antonio Ugo (David).

Al Politeama Garibaldi si sono esibiti prestigiosi artisti come Leopoldo Mugnone, Arturo Toscanini, che tra il 1892 ed il 1893 diresse ben sette titoli d’opera, Vincenzo Tamagno, Victor Maruel, Nellie Melba, Mattia Battistini, Mary Boyer, Giovanni Zenatello, Teresa Arkel, Gemma Bellincioni, Gilda Teatro Politeama GaribaldiDalla Rizza, Francisco Vignas, Bianca Scacciati, Eugenio Giraldoni, Rosetta Pampanini, Gianna Pederzini, Mario Basiola, Beniamino Gigli, Carlo Tagliabue in stagioni liriche che si susseguirono sino al 1950.

Nel 1896, proprio al Politeama Garibaldi, la Bohème di Puccini, dopo la cattiva accoglienza di Torino, risorse a Palermo. Di quella memorabile serata, con il pubblico in delirio, che fece bissare i finali degli atti, furono interpreti: Adelina Stehle ed Edoardo Garbin.

Oggi il teatro è la prestigiosa sede della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana ed è un punto di riferimento di grande importanza, sia come collocazione che come notorietà, per la Città di Palermo tanto che le due grandi piazze (Ruggero Settimo e Castelnuovo), su cui si affaccia, vengono comunemente chiamate Piazza Politeama.

Fonte Comune di Palermo

Teatro Opera dei pupi Famiglia Argento

Opera dei Pupi Famiglia Argento

La famiglia Argento, maestri pupari dal 1893, divulga la storia e l’arte dei Pupi Siciliani, da cinque generazioni.

Ultimi artigiani rimasti, nel loro teatro si possono osservare le tele dipinte dagli avi.

Teatro dei Pupi Famiglia Argento

Un piccolo teatro della tradizione siciliana, quello della famiglia Argento, ospitato a Palazzo Asmundo, nel cuore del centro storico, di fronte la Cattedrale di Palermo.

Inoltre è possibile assistere alla lavorazione dei pupi nel laboratorio che si trova in Corso Vittorio Emanuele, 445.

Il Teatro dei pupi siciliani della Famiglia Argento, ancora oggi, mette in scena le opere dei paladini di Francia e molti spettacoli originali, ispirandosi alla tradizione e alle storie di Sicilia.

Foto di copertina e interna: Arturo Di Vita

Fonte Comune di Palermo

Teatro dei pupi Famiglia Cuticchio

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Il teatro dei pupi è riconosciuto dall’Unesco come “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità“.

Nelle sue forme più classiche e codificate lo spettacolo dei pupi prende forma a metà Ottocento, quando vengono messe in scena storie di banditi e santi, drammi shakespeariani e soprattutto le popolarissime vicende dei paladini di Francia.

Tra le famiglie di pupari siciliani più note, i Cuticchio, del cantastorie e attore Mimmo Cuticchio, hanno tramandato la magica arte del cunto orale e del teatro dei pupi sino a oggi, grazie all’attività del Teatro Opera dei Pupi, situato in una piccola strada nel cuore di Palermo.

Opera dei pupi L’Opera dei Pupi è il teatro delle marionette siciliane. I pupi, così come li vediamo oggi, nascono nell’Ottocento. I personaggi si riconoscono dall’espressività dei volti, dalla foggia dell’armatura in rame o in ottone e dall’emblema che portano sulla corazza e sullo scudo. Ciascun personaggio ha un colore che lo contraddistingue sia nella “faroncina” sia nel pennacchio.

Il genere che raccontano è quello cavalleresco: dai Reali di Francia all’Orlando Innamorato, all’Orlando Furioso e dalle guerre contro i mori di Spagna alla Rotta di Roncisvalle.

I soggetti messi in scena con il teatro dei pupi esaudivano pienamente le attese popolari che avevano bisogno di riscattare la propria subalternità mediante la proiezione e l’identificazione di se stessi con eroi che potessero risolvere con il mito le contraddizioni tipiche delle società stratificate, dove le classi popolari devono superare un quotidiano a rischio continuo di sopravvivenza.

Opera dei pupi Il coraggio, la lealtà, l’amicizia erano elementi che si trovavano realizzati nel migliore dei modi nell’epopea cavalleresca dell’opera dei pupi. Il pubblico aveva la consapevolezza di condividere un sapere importante che diveniva un paradigma comportamentale usato per classificare fatti e persone.

L’opera dei pupi assume quali modelli “la danza con le spade” e il “cunto” del contastorie, da cui l’opera ha tratto i suoi temi. Il movimento ritmato della danza con le spade evoca la battaglia che ritroviamo nei “Maggi Epici” dove i soggetti cavallereschi attivano l’eterno conflitto tra bene e male, tra amici e nemici.

Il repertorio della compagnia spazia da quello classico legato al ciclo della Storia dei Paladini di Francia con oltre 300 episodi rappresentati con la struttura tradizionale del teatrino dei pupi – dove viene esaltato quel patrimonio di tecniche tramandate da padre in figlio o da maestro ad allievo – a quello in cui la tradizione viene reinventata, alle serate speciali, agli spettacoli per la grande scena, a quelli dove l’Opera lirica si unisce all’Opra, al cunto. (Fonte: https://www.figlidartecuticchio.com)

Teatro Massimo Vittorio Emanuele | Palermo

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Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele, meglio noto come Teatro Massimo, di Palermo è il più grande edificio teatrale lirico d’Italia.

Uno dei più grandi d’Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

Ambienti di rappresentanza, sale, gallerie e scale monumentali circondano il teatro vero e proprio, formando un complesso architettonico di grandiose proporzioni.

Per il teatro fu scelta un’area posta tra il nucleo antico della città e la nuova espansione settentrionale, quasi a voler sancire la continuità storica tra le due zone.

Il teatro si fece posto tra gli antichi quartieri attraverso radicali demolizioni che interessarono, oltre a tratti della cinta muraria, il quartiere degli aragonesi, ad occidente, ed i complessi monastici di S. Giuliano e delle Stimmate.

Il progetto vincitore del concorso, bandito nel 1864, fu quello di Giovan Battista Filippo Basile.

Il teatro Massimo Vittorio Emanuele copre un’area di mq 7.730 ed è stimato il terzo teatro in Europa per estensione, dopo l’Operà National di Parigi e il Wiener Staatsoper di Vienna, capacità e requisiti tecnici.

L’ingresso è caratterizzato da un colonnato esastilo su una monumentale gradinata; sulle sponde delle scale sono due opere in bronzo che rappresentano la Tragedia, di Benedetto Civiletti, e la Lirica, di Mario Rutelli.

Compositamente il teatro presenta un corpo a due piani, disposto attorno alla sala, dietro cui si sviluppa il palcoscenico; due vestiboli circolari sporgono lateralmente.

La sala, coperta da cupola, ed il palco, con tetto a falde, si innalzano esibendo la loro autonomia formale rispetto al contesto dell’edificio.

La monumentalità dell’organismo architettonico fu assicurata dalla scelta dello stile classico “corinzio-italico”.

Il teatro fu compiuto in più di vent’anni, dal 1875 al 1897; morto il progettista nel 1891, l’opera venne ultimata dal figlio Ernesto Basile a cui si deve la definizione esterna e la direzione delle opere di finitura interna.

Queste comprendono l’arredo del vasto vestibolo d’ingresso, dove è posto il busto di Vincenzo Bellini, il fastoso allestimento del palco reale, della sala e dei cinque ordini di palchi.

La volta della sala fu affrescata da Ettore De Maria Bergler e Rocco Lentini.

Nel 1997 venne riaperto dopo un lunghissimo periodo d’abbandono iniziato nel 1974 per motivi di restauro procrastinato.

Nel 1990 il teatro è stato lo scenario di alcune riprese del film Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola, con Al Pacino, in cui il Padrino Michael Corleone si reca a Palermo per assistere al debutto del figlio nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni.

Fonte Comune di Palermo

Teatro Bellini | Palermo

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Il Bellini è il più antico teatro del centro storico di Palermo, con una storia complessa e tormentata.

Le notizie più antiche che riguardano il luogo riferiscono che Ponzio Valguarnera dei marchesi di Santa Lucia, nel 1676, cedeva in affitto un magazzino del suo palazzo, situato nel piano del Palazzo Pretorio, per ospitare commedie teatrali.

E’ proprio qui sorse il teatro “dei Travaglini” o “di Travaglino” (dal nome di una maschera popolare palermitana), nel quale si rappresentavano farse e commedie; chiamato anche “teatro di Santa Caterina”, perché prossimo all’omonima chiesa.

Teatro Bellini PalermoIl “Travaglino”, ampliato e abbellito, venne in seguito gestito dalla stessa famiglia dei marchesi Valguarnera, che utilizzarono altri ambienti del loro palazzo, e gli diedero il nome del loro casato, Teatro di Santa Lucia, dove si rappresentavano soprattutto opere in musica, preferibilmente buffe.

Chiuso per il terremoto dal 1726, riaprì nel 1742, trasformato in piccolo “teatro all’italiana”, con quattro ordini di palchi (15 per ogni ordine), contenente 500 spettatori e ricco di decori.

Quando la corte napoletana si trasferì a Palermo, durante la rivoluzione del 1799, la regina Maria Carolina ne divenne assidua frequentatrice; al punto che, in suo onore, divenne Real Teatro Carolino, e venne nuovamente ingrandito e ristrutturato.

Il progetto fu affidato a Nicolò Puglia, che inglobò altri ambienti del palazzo, estese la planimetria dell’edificio, realizzando un’organica struttura di “teatro all’italiana”, con “cielo forato”, retropalco, grande arco armonico e con particolare attenzione alle qualità acustiche.

Nel 1837, i marchesi Valguarnera vendettero tutto l’immobile ad Andrea Bignone.

Nel 1860, il teatro venne dedicato al grande musicista catanese Vincenzo Bellini.

Un devastante incendio, il 14 marzo 1964, chiuse definitivamente il teatro, fino alla recente riapertura, avvenuta nel 2000, per intervento del Teatro Biondo Stabile di Palermo.

Fonte Comune di Palermo

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