La camera delle meraviglie | Palermo

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Accade che durante dei lavori di restauro, per pura fortuna vengano alla luce cose strabilianti. 

Il quartiere Albergheria di Palermo, proprio vicininissimo al Mercaro di Ballarò, è stato protagonista di un ritrovamento meraviglioso, all’interno di un palazzo.

Nel 2003 infatti durante dei lavori di restauro di un appartamento di Via Porta di Castro, in una stanza vennero fuori delle scritte in arabo color oro, su uno sfondo blu.

Un blu caldo, acceso, avvolgente che ha subito richiamato l’attenzione.

Ciò che ne è uscito fuori è strabiliante: una stanza tutta blu, muri, tetto, porte ornata da scritte in arabo.

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Negli anni sono stati effettuati tantissimi studi per cercare di capire se fosse una moschea, una sala di meditazione, il significato delle scritte e in quale periodo si potesse collocare la sua realizzazione.

La stanza delle meraviglie è stata ravvisata come una moschea, data la forma cubolica ed il balcone orientato in direzione della Mecca, l’uso di un pigmento non associato alla sacralità musulmana e la collocazione in un palazzo non nobiliare indusse a non individuare un significato unicamente religioso, ipotizzando che si trattasse piuttosto di una c.d. “stanza alla turca” analoga a quella del Re Ferdinando di Borbone presso la Palazzina Cinese, secondo la moda europea dell’epoca di allestire ambienti dalle atmosfere orientali per allietare gli ospiti.

Se da un lato l’espressione decorativa è compatibile con quella ottocentesca, la mancanza di maioliche a parete che caratterizzavano questo genere di stanze lasciava però aperte ulteriori ipotesi.

 

Palazzo Abatellis | Galleria Regionale Sicilia

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Palazzo Abatellis, grandiosa dimora tardo-quattrocentesca e splendida dimora in stile gotico-catalano di Francesco Patella o Abatellis.

Francesco Abatellis fu maestro portolano del regno e pretore della città, il quale commissionò i lavori di costruzione all’architetto Matteo Carnalivari.

Alla sua morte, il palazzo divenne convento benedettino e sul lato nord-orientale venne costruita una piccola cappella rettangolare con volte a crociera.

Nei secoli successivi vi furono apportati diversi cambiamenti ed ampliamenti.

palazzo-abatellis-palermoIl palazzo si presenta disposto attorno ad un ampio atrio con un lato porticato.

Dal 1953 è sede della Galleria Regionale della Sicilia, dove sono esposte opere di artisti siciliani medievali, croci tardo-medievali, vasi e manufatti di epoca araba, pitture del sei e settecento.

Sicuramente, le opere d’arte di maggior rilievo sono: lo splendido affresco del “Trionfo della Morte” di ignoto, realizzato nel XV secolo, ritenuto un capolavoro dell’arte pittorica di quel periodo; il delicatissimo busto di Eleonora d’Aragona eseguito da Francesco Laurana; l’intensa “Annunziata” di Antonello da Messina dipinta nel 1473, considerata una autentica “icona” del rinascimento italiano, etc.

Fonte Comune di Palermo

Villa Malfitano | Palermo

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Villa Malfitano si trova a Palermo in Via Dante.

Si estende su circa 8 ettari ed è costituita da una palazzina e un parco.

La palazzina fu eretta per la famiglia Whitaker, importanti commercianti inglesi, che fecero la loro fortuna con il “Marsala”, l’ottimo vino siciliano e su molte altre attività siciliane, ne settore navale ad esempio, tra il 1886 e il 1889 su progetto neo-rinascimentale dell’architetto Ignazio Greco.

Villa Malfitano PalermoCostruita in stile neoclassico cinquecentesco, con colonne doriche formanti una loggia.

Al suo interno si possono ammirare: salotti in stile Luigi XV e XVI, una sala da ballo, una per il gioco del biliardo, nonché una collezione di arazzi fiamminghi del XVI secolo, una coppia di elefantini in smalto cloisonné provenienti dal palazzo imperiale di Pechino, un clavicembalo settecentesco recentemente restaurato anche nella parte pittorica, una slitta russa tardo settecentesca e collezioni di porcellane, ventagli, coralli trapanesi del ‘600 e ‘700, quadri dell’800 siciliano e una rara specchiera veneziana del ‘600 e ‘700.

All’esterno un vasto parco la circonda. Di notevole interesse è la Sala d’estate, decorata con piante e fiori in stile realistico, tanto da sembrare un prolungamento del giardino.

Oggi la villa appartiene alla Fondazione Whitaker che, sotto il patrocinio dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è stata istituita nel 1975, con lo scopo di incrementare le attività culturali in Sicilia, con particolare riferimento allo studio della civiltà fenicio-punica, e al mantenimento del suo patrimonio storico artistico custodito nell’isola di Mozia e nella Villa Malfitano, una vera e propria casa-museo.

Albergo delle Povere | Palermo

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L’albergo delle povere fu fondato nel 1733, sotto il regno di Carlo III di Borbone, con lo scopo di accogliere i poveri inabili, storpi e le giovani vagabonde ed orfane.

Progettato dall’architetto Orazio Furetto, i lavori iniziarono nel 1746 e solo nel 1772 fu completato dagli architetti Venanzio Marvuglia e Nicolo Di Puglia.

In occasione dell’inaugurazione, avvenuta l’8 agosto del 1772 tutti i nobili, il clero, le autorità, in processione accompagnarono nell’edificio, un gruppo di derelitti, poveri, anziani, donne e bambini per dimostrare la grande generosità del Re e dei nobili.

Albergo delle Povere PalermoNel progetto iniziale l’edificio rispecchiava lo stile architettonico del tardo Barocco, ma dato che i lavori si protrassero per molti anni, lo stile Barocco subì l’influenza dello stile Neoclassico che, nel frattempo, era arrivato a Palermo, anche la Chiesa, posta al centro dell’edificio, che doveva essere a pianto ottagonale, fu trasformata in pianta rettangolare e risentì, sia all’esterno che all’interno, dello stile Neoclassico che presenta linee più sobrie e ornamenti più semplici.

Anche il maestoso prospetto dell’edificio è la sintesi dei due stili che in Sicilia si fusero e si trasformarono, grazie alla fantasia e alla personalità di architetti e maestranze molto vivaci e originali.

Nell’edificio furono impiantate fabbriche e laboratori di seta e pasta, che diedero lavoro ai giovani ricoverati ridando ad essi quella dignità e quel benessere che solo il lavoro può dare.

In particolare l’albergo diventò una fucina di lavoro e di accoglienza per i più diseredati della città, quando fu diretto dal Principe Palagonia che introdusse altre fabbriche, un panificio ed un mulino, organizzò un gruppo di suore per l’assistenza agli infermi e trasformò l’edificio in un centro vitale di accoglienza e recupero delle donne e dei fanciulli sfortunati della Palermo dei primi dell’800.

Oggi una parte dell’edificio ospita ancora anziane povere amorevolmente assistite dalle Suore della Carità. Un’altra parte è adibita a mostre e saloni di rappresentanza mentre un’altra parte è proprietà della Sovraintendenza ai Beni Culturali.

Fonte Comune di Palermo

Castello Utveggio | Palermo

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Il Castello Utveggio, fu costruito nel 1934, in stile pseudo-siculo, inizialmente progettato come albergo per volere del Cavaliere Michele Utveggio, sito sul Monte Pellegrino, a quota 346 metri.

L’intera struttura (l’edificio principale, la strada di accesso con il ponte, l’arredo esterno, i grandi serbatoi di acqua potabile, l’impianto di sollevamento, i magazzini e l’arredo esterno) fu realizzata in soli 5 anni.

Castello Utveggio PalermoIl Grand Hotel non ebbe alcuna fortuna, se non per pochissime stagioni.

Già negli anni precedenti al secondo conflitto mondiale, la struttura cadde in declino e la situazione precipitò con la guerra.

Il Castello, rimasto in stato di totale abbandono, divenne oggetto di saccheggio ed atti vandalici.

La Regione Siciliana, divenuta proprietaria per esproprio del complesso, ha avviato nel 1984 il recupero dell’edificio provvedendo a ripristinare gli arredi interni ed esterni, dotando la struttura delle più avanzate tecnologie informatiche e di comunicazione, e destinandolo ad una Scuola di Eccellenza, di alta formazione manageriale e di ricerca socio-economica: il CERISDI, Centro Ricerche e Studi Direzionali.

Il Castello Utveggio, gioiello del Liberty palermitano è collocato su un’area, compreso il parco circostante, di circa sette ettari e si sviluppa su tre piani.

Il piano terra, dove sono ubicate la Sala Convegni, che può accogliere più di 200 persone, la sala ristorante e il bar; Castello Utveggio Palermoall’esterno si trovano il colonnato ed il belvedere da cui si può godere una delle più esclusive vedute del golfo di Palermo; il primo piano dove sono ubicate le aule didattiche ed i locali di supporto alla didattica; il secondo piano dove sono ospitati gli uffici del CERISDI e il terzo piano dove si trovano 27 camere, perfettamente arredate in stile Liberty, per un totale di circa 50 posti letto.

Riveste particolare importanza per il Centro la Suite dove è stato ospitato Sua Santità Giovanni Paolo II, in visita a Palermo nel 1995 e in ricordo, da allora, la Suite è rimasta immutata.

Fonte Comune di Palermo

Villa Baucina Pottino | Palermo

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Villa Baucina Pottino è un perfetto esempio di stile liberty a Palermo.

Fu commissionata dal cavalier Rodrigo Licata che, nel 1863, aveva sposato Francesca Di Maria, erede del principato di Baucina, del marchesato di Montemaggiore e della contea di Isnello.

Il terreno fu acquistato tra il 1912 e il 1913, nel periodo in cui ha avuto inizio la lottizzazione dei terreni lungo l’allora nuovissimo asse di via Notarbartolo.

La villa venne quindi costruita nel 1915 seguendo il progetto dell’Architetto Ernesto Armò, allievo di Ernesto Basile.

Unica villa rimasta che testimonia le grandi ville presenti a quell’epoca nella zona di Via Notarbartolo.

La villa e il giardino occupano circa 7.000 metri quadrati. Sono presenti anche una dépendance, la portineria e due garage coperti.

Villa Baucina Pottino PalermoVilla Pottino si sviluppa su 4 piani: il seminterrato, il piano rialzato, primo e secondo piano, le terrazze di copertura e le torrette.

Lo stile architettonico è ispirato al Rinascimento fiorentino e al gotico catalano, con numerosi richiami all’opera di Ernesto Basile.

La villa ha moltissime stanze di varie dimensioni e i piani principali sono collegati tra loro da una splendida scala in legno di castagno.

Alcune delle caratteristiche che contraddistinguono la villa sono le finestre circolari, i tetti a falde e i parafulmini, tipico elemento liberty.

Fonte Comune di Palermo

Palazzo Chiazzese | Palermo

Palazzo Chiazzese | Palermo

Palazzo Chiazzese è la prima struttura del sud Italia dedicata all’esposizione storica del costume teatrale.

Il progetto nasce con la famiglia Pipi. Grazie al progetto viene riportato in luce la centenaria storia e il rimarchevole patrimonio artigianale e documentale della famiglia Pipi.

Palazzo Chiazzese si trova nel cuore del quartiere Brancaccio di Palermo ed è la prima struttura del Sud Italia dedicata alla esposizione storica del costume teatrale.

Palazzo chiazzese PalermoNel 2000, il più piccolo dei figli di Antonino Pipi, Massimiliano, sempre sensibile e attento al carattere antico della città nativa e alle testimonianze conservatesi, anche architettoniche, degli antichi fasti siciliani, acquisisce, in società con Gessica Genco, ex collega di accademia, rimasta da allora vicina a lui e alla famiglia, sia in ambito personale che professionale, una parte del baglio Chiazzese, facente parte nel XVIII secolo del parco del Genoardo, quale depandance del Castello della Favara, preziosissima testimonianza dello stile e dell’epoca di Re Ruggero II.

Contestualmente, dalla metà degli anni novanta, Masssimiliano e Gessica, danno vita ad alcune realtà associative votate al recupero delle marginalità sociali e del recupero e valorizzazione delle memorie e dei mestieri antichi.

Nel quartiere Brancaccio, lavorano al fianco del Centro di Accoglienza Padre Pino Puglisi, martire di mafia, oggi beato, e dell’Associazione Maredolce, perché l’anima storica della zona, ormai etichettata periferica, ad alta presenza mafiosa, non si perda, anzi riacquisti dignità, divenendo volano di percorsi virtuosi di riscatto e risanamento socio culturale.

Negli ultimi dieci anni, maturano l’idea, condivisa con altri due fratelli Pipi, Francesca e Paolo, che come Massimiliano hanno ereditato la passione paterna e ancor oggi co-gestiscono la sartoria di famiglia, di creare la prima esposizione storica del costume teatrale nel sud Italia, riportando in luce la centenaria storia e il rimarchevole patrimonio artigianale e documentale della famiglia. 

Palazzo Chiazzese PalermoDanno il via al progetto “CasaMuseo del costume teatrale Palazzo Chiazzese, scegliendo come sede, appunto il palazzetto sito nel cuore del quartiere Brancaccio, quale simbolo dell’impegno e della fede che i rampolli Pipi profondono nella lotta contro l’emarginazione e l’infausto destino dell’isola.

La sartoria Pipi, rappresentando un esempio di realtà artigianale siciliana sana, in quanto lontana dalle logiche “mafiogene” ben note alle cronache e ai tribunali dell’isola, ancor oggi produttiva e impegnata nel mondo dello spettacolo e delle arti teatrali, divenendo protagonista dell’iniziativa, si fa promotrice di legalità, di impegno produttivo e dei valori positivi del carattere fiero e indomabile dei siciliani, in uno dei quartieri simbolo della città, legando la propria storia a quella dell’influenza arabo normanna che tanto ha segnato la Sicilia di oggi.

Fonte www.palazzochiazzese.it

La Palazzina Cinese | Palermo

La Palazzina cinese a Palermo

Situata all’interno del parco della Favorita, la Palazzina cinese fu fatta costruire dal re Ferdinando III di Borbone nel 1799 come sua residenza, in stile orientale, come era di moda in quel periodo, dall’architetto Venanzio Marvuglia.

Rappresenta un documento unico di incontro tra il neoclassicismo e il romantico richiamo dell’oriente nella storia dell’architettura palermitana.

La Palazzina cineseL’edificio, su tre elevazioni, ha forma quadrata. Il corpo centrale termina in alto con un tetto a pagoda, sorretto da un tamburo ottagonale.

Al piano terreno si trovano porticati ad arco ogivali e nei due fianchi ci sono torrette con scale elicoidali a giorno, opera di Giuseppe Patricolo.

La costruzione presenta curiosi elementi: i campanelli della grata di ingresso, le travi in legno intagliato delle terrazze e gli smerli. Gli appartamenti sono distribuiti su tre piani.

Nel seminterrato si trovano la sala da ballo e la saletta delle udienze decorate tutte da Velasquez.

Si sale al primo piano con una scala esterna, là si trovano il salone dei ricevimenti in stile cinese con pannelli in stoffa dipinti anche dal Riolo, la sala da pranzo con l’ingegnosa “tavola matematica” del Marvuglia e la camera da letto del Re con la volta dipinta in stile cinese.

La Palazzina cineseAl secondo piano si trovava l’appartamento della Regina Maria Carolina con due salette di ricevimento e la camera da letto con lo spogliatoio. All’ultimo livello si trova una grande terrazza di forma ottagonale coperta a pagoda con soffitto decorato. 

Fonte Comune di Palermo

Palazzo Asmundo | Palermo

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Nel XVIII secolo il centro di Palermo prolifica di palazzi nobiliari a ridosso delle due grandi arterie a croce, la Strada Nuova ed il Cassaro, costituendo una teoria di strutture architettoniche varie e straordinariamente ricche, espressione immediata del tipico, frammentato e sinuoso decorativismo settecentesco.

La nobiltà palermitana settecentesca, partecipe, come quella napoletana, al desiderio di rinsaldare poteri e privilegi e di essa emula competitivamente nella ricerca di una maggiore visibilità sociale, trova proprio nella realizzazione di aristocratici palazzi padronali, nel cuore del tessuto urbano, il mezzo più diretto e duraturo per affermare il proprio casato e tramandarne il prestigio.

Palazzo Asmundo PalermoÉ in questo periodo che il marchese di Sessa Giuseppe Asmundo fa realizzare su precedenti strutture il suo palazzo.

La costruzione di Palazzo Asmundo risale al 1615. Venne iniziata da un certo dottor Baliano sull’antica “strada del Cassaro” (odierno Corso Vittorio Emanuele), dopo l’allargamento e la rettifica avvenuta nel 1567, per volontà del viceré Garcia De Toledo.

Solo nel 1767 l’edificio fu ultimato. “Compita videsi la nobile casa del cassaro di Giuseppe Asmondo”: così dice il marchese di Villabianca ne “Il Palermo d’oggigiorno”.

L’edificio, prima che ne venisse in possesso il Presidente di Giustizia Giuseppe Asmundo, marchese di Sessa, era appartenuto alla famiglia Joppolo dei Principi di S. Elia.

Il palazzo (ce lo ricorda la lapide ivi collocata), accolse Maria Cristina, figlia di Ferdinando III, profuga da Napoli assieme al marito Carlo, duca di Genova e di Sardegna.

Un’altra lapide, posta sulla facciata principale, testimonia che in questo palazzo nacquero, rispettivamente nel 1821 e nel 1822, Anna Turrisi Colonna e la sorella Giuseppina, pittrice e critica d’arte la prima, poetessa la seconda.

Palazzo AsmundoIl francese Gaston Vuiller, che ivi soggiornò per un breve periodo, menziona questo palazzo nel suo libro La Sicilia, impressioni del presente e del passato, pubblicato a Milano dai Fratelli Treves nel 1897, con queste parole: “sulle pareti tinte di un verde pallido, delle volute leggere si intrecciano capricciosamente e vanno a svolgersi sul soffitto in una cupola ornata di pitture aeree.

Le porte hanno ornamenti d’oro opaco e d’oro lucido. La bellezza decorativa di questa sala che era una alcova con tende fittissime ermeticamente chiuse, mi sorprende.

Questo evidentemente è un antico palazzo. La sua bellezza un po’ appassita alla luce viva, conserva tutto il suo splendore nella semi oscurità. Apro la finestra e mi avanzo sul balcone che gira tutto il piano e rimango abbagliato…”.

L’edificio con le sue malte, gli stucchi di scuola serpottiana, gli scuri Veneziani e le porte Barocche, gli affreschi con allegorie di Gioacchino Martorana, l’alcova settecentesca con i suoi putti, i suoi tralci e le tortore che intrecciano il nido d’amore, rappresenta un vero e proprio scrigno d’arte rendendo ancora più preziose “le sue collezioni”: i quadri, le cassapanche maritali del XVI e XVII secolo ivi esposte in permanenza; nonché le ceramiche siciliane, i mattoni di censo, devozionali ecc.; le porcellane napoletane, francesi, ecc.; i rotoli, i vasi, i ventagli, i ricami, le armi bianche e da fuoco, la copiosa documentazione cartografica e numismatica che arricchiscono volta per volta le esposizioni, ripropongono quella “Palermo Felicissima” tanto menzionata da libri e riviste antiche e moderne e tanto osannata dai “viaggiatori” di allora.

(Fonte: www.palazzoasmundo.it)

Palazzo dei Quattro Pizzi | Palermo

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Nel borgo marinaro dell’Arenella troviamo un’antica residenza in stile Liberty appartenuta alla famiglia più rappresentativa della Palermo ottocentesca; I Florio.

Nel 1830 Vincenzo Florio acquista il complesso della tonnara dell’Arenella e commissiona all’architetto Carlo Giachery la trasformazione dell’antica struttura in residenza.

Si da vita ai “Quattro Pizzi”, una palazzina quadrangolare in stile neogotico caratterizzata da quattro torrette angolari cuspidate.

All’esterno la residenza è ornata da motivi medievali, cornici con decorazioni ad archetto ed una merlatura che termina con le quattro guglie in corrispondenza degli spigoli. Al piano terra troviamo modeste aperture che si ampliano verso la parte superiore.

palazzina-quattro-pizziAl suo interno è possibile ammirare ambienti ariosi dai colori eccezionali, mobili di pregio caratterizzati da particolari ricami in legno e gli affreschi del soffitto realizzati dai pittori Gregorietti e Murdolo, quest’ultimo maestro di Renato Guttuso.

Nel 1845 lo zar di Russia Nicola I venne in visita con la moglie e la figlia e rimase talmente colpito da tanto splendore da voler riprodurre nella residenza imperiale di San Pietroburgo, “Rinella”, una sala identica a quella della torre.

La palazzina dei Quattro Pizzi rimane l’ultima testimonianza immobile della potenza economica della famiglia Florio, imprenditori e mecenati calabresi che, nel periodo della belle époque, diedero un importante contributo economico e culturale alla Sicilia.