Oratorio di San Lorenzo | Palermo

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Costruito nella seconda metà del XVI secolo dalla Compagnia di San Francesco in San Lorenzo, istituita nel 1564. Vi si accede da un cortiletto scoperto con fontana, su cui si affacciano i locali della canonica.

L’oratorio è ad aula con cappellone rettangolare e di notevole pregio è il ricchissimo repertorio scultoreo a stucco che orna le pareti eseguito tra il 1699 e il 1706 da Giacomo Serpotta, dove vengono rappresentate scene di vita di San Francesco posti nei quadroni del lato destro dell’edificio e, sulla parete opposta sono quelli che illustrano episodi della vita di San Lorenzo; il tutto ulteriormente abbellito da una sequenza di puttini e fregi, i quali introducono una nota gaia e vivace.

I tre rilievi sulla parete d’ingresso sono dedicati alla preghiera ed al martirio di S. Lorenzo e alle stimmate di S. Francesco.

Otto figure allegoriche di Virtù, di grandi dimensioni sono disposte lungo le pareti longitudinali; altre due, Carità e Ospitalità, sono poste ai lati dell’arco che introduce il cappellone, su cui poggia la figura di “S. Francesco che riceve il cordiglio dell’Ordine”.

L’altare, con mensa in marmo e bronzi dorati, è stato eseguito su disegni di Giacomo Amato; sulla parete di fondo, affiancata da paraste e conclusa da timpano curvilineo, era collocata la “Natività” eseguita da Caravaggio nel 1609 e trafugata nel 1969.

La chiesa conserva pregevoli sedili parietali in ebano intarsiati in madreperla ed altri arredi.

Fino al 1969, anno in cui fu rubata, l’altare maggiore ospitava una pregevole tela eseguita dal Caravaggio, “La Natività”, del 1609. Recentemente l’opera torna al suo posto con una fedelissima riproduzione, realizzata in un unico esemplare con tecniche ad altissima tecnologia in grado di rendere alla perfezione ogni minimo dettaglio dell’originale. (fonte Comune di Palermo).

Chiesa Santa Caterina d’Alessandria | Palermo

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La Chiesa di Santa Caterina di Alessandria,  si sviluppa longitudinalmente, attraversata dal transetto su cui si innesca la cupola. La facciata tardo-rinascimentale risulta severamente forzata; in essa sono ancora presenti portale e finestre di derivazione gaginesca. Al centro, sul portale affiancato da colonne, è posta una statua in marmo di S. Caterina del 1685.

Notevole esempio di architettura religiosa in stile barocco: il suo interno, ad un’unica navata, presenta un formidabile addobbo decorativo settecentesco; le sue pareti sono coperte, ininterrottamente, da un ricco manto marmoreo policromo.

Sull’ingresso è il coro, ingrandito nel 1683, retto da colonne a spira in marmo rosso. Il sottocoro fu decorato con affreschi eseguiti da Francesco Sozzi nel 1769, e rappresentano scene tratte dalla vita della Santa. La volta, con rabeschi in stucco dorato, fu dipinta da Filippo Randazzo nel 1744 con la “Gloria di S. Caterina”. Gli affreschi della cupola, eseguiti nel 1751, con il “Trionfo dei Santi Domenicani”, sono opera di Vito d’Anna.

Di notevole interesse sono i preziosi quadri in marmi mischi e bassorilievi posti alla base delle lesene, nella navata, che raffigurano: la “Storia di Giona”e il “Sacrificio d’Isacco”. Il presbiterio fu magistralmente ideato da Giacomo Amato e dotato da vari scultori di una decorazione particolarmente fine e sfarzosa; il sontuoso altare maggiore è in pietre dure con tabernacolo in ametista.

Fonte Comune di Palermo

Chiesa San Giovanni degli Eremiti | Palermo

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La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, fondata in epoca ruggeriana (1130-1154), sorge appena sotto le mura del Palazzo Reale.
Presenta una pianta a croce commissa e una volumetria compatta e regolare, cui fanno da contrappunto, a diverse altezze, le cupole intonacate di rosso all’esterno.

All’esterno, l’edificio si contraddistingue per la regolare stereometria dell’apparato murario, formato da conci squadrati di calcare che contrastano con la vivace coloritura rossa delle cupole, innalzate su tamburi cilindrici con trombe angolari e ghiere archiacute a triplice rincasso.

In un articolato gioco di volumi di impronta decisamente islamica (il rimando più forte è all’architettura del nord-Africa dell’XI-XII secolo) si alternano blocchi compatti quadrangolari e cupole emisferiche.

Chiesa San Giovanni degli Eremiti | PalermoLa progressiva giustapposizione di volumi cubici che contraddistingue l’edificio culmina nell’emergente torre campanaria.
All’interno la navata è costituita da due ampie campate quadrate separate da un possente arco ogivale; il transetto è triabsidato con abside centrale sporgente all’esterno.

Il santuario è affiancato a sud dal diaconicon e a nord dalla prothesis, entrambi provvisti di piccole absidi contenute nello spessore della muratura.

Sul volume della prothesis si erge una torre campanaria quadrangolare.

Dall’interno della chiesa, attraverso un piccolo vano ricavato nel muro del diaconicon, si accede a un ambiente adiacente, denominato “sala araba”.

Si tratta di un edificio originariamente costituito da tre unità architettoniche: l’aula rettangolare, il portico e un recinto.

La sala è oggi coperta da tre grandi volte a crociera di età cinquecentesca e conserva un affresco bizantino, datato all’ultimo quarto del XII secolo, raffigurante una Madonna con bambino tra due santi.
La chiesa di San Giovanni degli Eremiti comprende anche un chiostro a pianta quadrata, costituito da una sequenza continua di arcate ogivali a doppia ghiera poggianti colonnine binate, che tuttavia presenta caratteristiche stilistiche e costruttive che rimandano al XIII secolo.

Fonte sito Comune di Palermo (© Dossier di Candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List del sito seriale Palermo Arabo- Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, dicembre 2014)

Chiesa di Santa Maria dello Spasimo | Palermo

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I lavori di costruzione iniziarono nel 1506 nell’antico quartiere della Kalsa, dai padri Olivetani, i quali scelsero il nome “Spasimo” in segno di devozione alla Madonna che soffre dinanzi al Cristo in Croce.

I lavori di costruzione della chiesa e del convento annesso proseguirono per molti anni, ma non vennero mai completati perché nel 1536, sotto la minaccia turca, fu disposto il potenziamento del sistema difensivo della città, e l’area a ridosso dello Spasimo fu scelta per la realizzazione di un baluardo difensivo.

Successivamente, la chiesa divenne luogo di rappresentazioni teatrali, poi di lazzaretto, con il diffondersi della peste nel 1624, magazzino per i cereali e il grano, vista la vicinanza con l’antico porto, ed infine divenne ospedale civico e, dopo, fino al 1986, ospedale geriatrico.

L’edificio si presenta con un impianto a tre navate separate da quattro slanciate archeggiature a sesto acuto e ampie cappelle laterali, riproponendo la concezione spaziale dell’architettura gotico-rinascimentale con alte volumetrie.

Vi si possono riscontrare elementi riconducibili allo stile “chiaramontano”, che esalta la tradizione araba-normanna, con la cupoletta rossa che copre l’avancorpo settentrionale del complesso; allo stile carnelivariano, con il grande arco ribassato; al gotico fiorito con le monofore che danno luce alle cappelle laterali.

Appare incerta l’esistenza della copertura della navata centrale, oggi a cielo aperto.

Attualmente, lo Spasimo si propone come spazio polifunzionale: mostre, spettacoli ed eventi culturali vi vengono ospitati.

Fonte Comune di Palermo

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi | Palermo

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La chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, forse la più antica chiesa latina della città, presenta delle affinità con le prime chiese costruite dai normanni in territorio messinese durante il periodo della Contea (1060- 1130), e si contraddistingue per alcuni caratteri singolari della costruzione, come l’uso dei pilastri per dividere le navate.

L’edificio religioso, tipico prodotto dell’architettura siciliana di epoca normanna, fu pesantemente rimaneggiato nel XVII secolo, in occasione di un rinnovamento che ne aveva snaturato i caratteri originari.

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi Gli interni erano stati appesantiti con l’inserimento di voltoni in muratura e l’applicazione di una veste decorativa in stucco che aveva occultato le finestre delle navate laterali.

I drastici restauri diretti dall’architetto Francesco Valenti tra il 1920 e il 1934 hanno restituito alla costruzione il suo austero e spoglio splendore originario, liberandola da tutte le sovrastrutture di epoca barocca.

Fu allora abbattuta la pesante “volta portante a botte con teste di padiglione” della navata centrale, e si demolirono le volte a crociera delle navate laterali. Inoltre furono scrostati gli intonaci e gli stucchi, si ricostruì l’altare marmoreo della tribuna ” conforme al tipo esistente nella chiesa di San Cataldo” e si abbassò il pavimento, riportandolo all’antico livello.

La facciata dell’edificio si presenta leggermente sbilanciata verso sinistra per la presenza della scala che permette l’accesso al portico-campanile che segna l’ingresso alla chiesa, ricostruito dal Valenti in modo “arbitrario”, in sostituzione di quello preesistente.

La chiesa ha orientamento sud-ovest  nord-est ed è una limpida costruzione eseguita con piccoli conci di tufo calcareo ben squadrati messi in opera a corsi regolari.

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi L’esterno non presenta particolari finezze architettoniche, è semplice e privo di decorazioni, ai fianchi si trovano una serie finestre di forma leggermente ogivale delimitate da ghiere a lieve rincasso.

L’ impianto interno è quello tradizionale basilicale a tre navate, divise da tre coppie di robusti pilastri a sezione poligonale, sui quali impostano quattro arcate dal sesto moderatamente acuto.

Le navate, di cui quella centrale più grande rispetto alle due laterali, presentano coperture lignee a capriate, realizzate dal Valenti secondo un’ipotetica “forma originaria”.

Il presbiterio triabsidato e tripartito da due archi longitudinali, ha l’abside centrale preceduto da un breve spazio rettangolare sopraelevato rispetto al piano basilicale, che accoglie l’altare.

E’ coperto ai lati da voltine a crociera ed è sormontato al centro dalla tipica cupoletta emisferica, avvolta di rosso intonaco impermeabilizzante, che si raccorda al quadrato d’imposta mediante i caratteristici pennacchi a nicchie rientranti.

Gli imbocchi absidali sono ornati con belle colonnine angolari incassate i cui capitelli erano decorati con iscrizioni arabe di cui qualcuna ancora originale ( opere di maestranze islamiche): sulla destra è visibile un capitello angolare, con iscrizione araba in caratteri cufici ( purtroppo indecifrabili perché abrasi), raro esemplare in Sicilia, di capitello di tipo “omayyade-andaluso”.

Al centro della navata principale vi possiamo ammirare un crocifisso ligneo dipinto del XV secolo di particolare pregio.
(Fonte: www. http://www.sangiovannideilebbrosi.arcidiocesi.palermo.it/)

La Cattedrale di Palermo

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Considerata il “libro di storia di Palermo”, poiché tutte le dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli hanno lasciato traccia del loro passaggio; la costruzione risale al 1184.

Suggestivo è il prospetto meridionale (quello posto su via Vittorio Emanuele) con il bellissimo portico realizzato nel 1453, il quale rappresenta un capolavoro del gotico fiorito catalaneggiante e la balaustra in marmo che circonda il piano della Cattedrale del 1574, realizzata da Vincenzo Gagini e successivamente ornata da statue di santi e sante siciliane.

L’ampio interno fu radicalmente trasformato tra gli anni 1781 e 1801, donando alla spazialità barocca una corretta proporzionalità neoclassica in cui la cupola è l’elemento essenziale d’equilibrio.

Cattedrale-palermoDi ragguardevole interesse sono le tombe reali in porfido rosso, in particolare quella di Federico II; la cappella con l’urna argentea di Santa Rosalia, patrona di Palermo, che viene portata in processione ogni 15 luglio.

L’acquasantiera realizzata da Domenico Gagini del ‘500 con conca a conchiglia e rilievi rappresentanti il Battesimo di Gesù e l’Annunciazione;

L’Altare Maggiore in pietre semipreziose e legni pregiati del 1794 e il tesoro, ricco di paramenti sacri, calici, breviari, ostensori etc., per la maggior parte dei secoli XVI, XVII e XVIII, sicuramente di notevole interesse è la tiara appartenuta a Costanza d’Aragona, rinvenuta nel suo sepolcro.

Fonte Comune di Palermo

Chiesa di San Francesco di Paola | Palermo

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I lavori di costruzione della chiesa iniziarono nel 1518, con una impronta gotica ispanizzante.

Successivamente, nel tardo cinquecento, furono effettuati dei lavori di rimaneggiamento che la portarono ad assumere forme architettoniche dettate dalla Maniera Italiana.

Della prima struttura della Chiesa di San Francesco di Paola, sono ancora visibili le volte costolonate con chiavi pendule e soprattutto la seconda cappella di destra dedicata a Sant’Oliva, con cupoletta emisferica su tamburo ottagono con nicchie angolari.

chiesa-san-francesco-di-paolaLa facciata ha membrature lineari ed un portale tardo-rinascimentale con tre statue di Giacomo Gagini che raffigurano una Madonna delle Grazie tra i santi Oliva e Francesco.

L’interno è ad un’unica navata e profonde cappelle laterali. Tra il XVII e XVIII secolo la chiesa fu decorata da uno splendido apparato di marmi, stucchi e affreschi.

Interessanti sono gli affreschi della volta con figure di sante vergini, dottori della Chiesa, martiri ed evangelisti, quelli presenti ai lati delle finestre raffiguranti gli Apostoli e quelli nei pennacchi degli archi con scene della vita di San Francesco di Paola realizzati da Giuseppe Salerno detto lo Zoppo di Gangi.

La chiesa conserva altre notevoli opere d’arte. 

Chiesa di San Francesco d’Assisi | Palermo

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La chiesa di San Francesco d’Assisi,  fu edificata due volte in trent’anni in seguito alla distruzione della prima, ordinata da Federico II per vendicarsi della scomunica subita dal Papa.

L’attuale edificio fu costruita tra il 1255 ed il 1277.

La definizione della facciata avvenne all’inizio del XIV secolo con la costruzione del portale a triplice ghiera, il quale termina in alto con un timpano triangolare, ove è iscritta una trifora cieca, decorata da pitture.

Nel 1872, il prospetto fu interessato da un profondo restauro, eseguito sotto la direzione di Giuseppe Patricolo, il quale sostituì il rosone precedente, che era andato perduto durante le trasformazioni apportate alla chiesa, basandosi sul disegno del coevo rosone della chiesa di S. Agostino.

chiesa-san-francesco-assisiL’interno è ampio a tre navate con profonde cappelle, tra le quali, di notevole rilievo , da menzionare sono: la Cappella Mastrantonio, realizzata da Francesco Laurana nel 1462, importante opera del primo rinascimento e la Cappella dell’Immacolata, a destra del presbiterio, decorata nel 1624 a spese del Senato cittadino, dove è possibile apprezzare la meravigliosa decorazione a marmi mischi che copre senza soluzione di continuità le pareti su cui si affacciano otto statue di Santi.

Tra le opere d’arte presenti al suo interno, si possono ammirare quelle realizzate da Domenico e Antonello Gagini, Pietro Novelli, Giacomo Serpotta etc.

Fonte Comune di Palermo

Chiesa di San Domenico | Palermo

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All’architetto domenicano Tommaso Maria Napoli si deve il disegno settecentesco della piazza San Domenico al centro della quale spicca la colonna all’Immacolata, eretta su un basamento a croce greca, circondato da gradini e chiuso da una cancellata in ferro la cui realizzazione fu completata dall’architetto Giacomo Amato.

Su questo basamento, attorno alla colonna su quattro piedistalli sono poste le statue in marmo dei quattro arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele.

La maestosa facciata barocca fu rifinita a partire del 1700.

chiesa-san-domenicoIl primo piano è costituito da quattro gruppi di colonne doriche abbinate, di pietra di Billiemi, disimpegnate dal muro retrostante su cui corre un ampio cornicione.

Sulle quattro colonne di centro che fiancheggiano l’ingresso principale, si levano in secondo piano Quattro colonne più snelle ti ordine corinzio proseguite da lesene tra cui si apre una grande nicchia con la statua in stucco di San Domenico, opera probabilmente del grande Giacomo Serpotta.

Sotto la statua c’è un grande scudo col motto liturgico dedicato al santo: Lex veritatis fuit in ore eius.

Nel timpano mediano il secondo piano si apre una grande finestra con ornati, mentre nei timpani laterali, dentro delle nicchie, sono custodite le statue di San Tommaso d’Aquino e San Pietro martire, anch’esse probabilmente modellate dal Serpotta.

In asse alle quattro colonne delle due estremità si levano invece su piedistalli le statue dei quattro pontefici domenicani: pio V, Benedetto XI, Innocenzo V e Benedetto XIII.

Queste sono opera di Giovan Maria Serpotta.
Sulla porta principale domina un grande stemma dell’ordine domenicano.

Il campanile a sinistra fu costruito sotto la guida dell’architetto padre domenicano Tommaso Maria Napoli ma con l’intervento dell’ingegnere Andrea Palma che modificò l’originario stile romanico in forma quadrangolare del padre domenicano Andrea Cirrincione.

Il campanile a destra, quello dell’orologio, fu costruito più tardi, nel 1770, identico al primo per opera del padre domenicano Lorenzo Olivier.

La statua in bronzo della Madonna , in cima alla colonna, è rivolta verso la Chiesa ed è inquadrata, se la si guarda dall’altare maggiore, dentro la grande finestra della facciata.

Alla base dalla colonna sono poste le statue bronzee dei papi Pio IX e Pio XII ai quali si devono rispettivamente le Bolle proclamanti i dogmi mariani dell’Immacolata concezione (1854) e dell’Assunzione al cielo (1950).

Fonte Comune di Palermo

Chiesa di San Cataldo | Palermo

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La Chiesa di San Cataldo fu costruita nel 1154 sotto il regno di Guglielmo I per volere di Majone da Bari, Grande Ammiraglio del re normanno, quale cappella di un sontuoso palazzo, oggi non più esistente.

Essa costituisce l’esempio più peculiare della cultura architettonica araba al servizio dei sovrani normanni con le tipiche cupole rosse che la sovrastano e la sua forma di parallelepipedo che la caratterizzano.

Guglielmo I donò, nel 1182, la cappella e il palazzo ai Benedettini di Monreale che vi rimasero fino a quando, tutto l’edificio, nel 1787, fu trasformato in ufficio postale.

Le varie manomissioni che subì l’edificio nel corso dei secoli, avevano alterato profondamente l’aspetto della chiesa, poi riportate alla configurazione originaria dal restauro diretto da Giuseppe Patricolo nel 1882.

Le pareti esterne sono vivacizzate dal disegno grafico delle arcate cieche e dalla fine cimasa di coronamento.

L’interno, a pianta centrale, ha tre navate divise da colonne con capitelli di reimpiego che sorreggono le arcate acute.

Splendidi sono il pavimento a tarsie policrome in marmo e porfido e l’altare in cui sono incisi una croce e i simboli degli evangelisti.

Orari:

Tutti giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.00 (chiusura biglietteria ore 17.30).

31 dicembre ore 9.30 – 12.30 – 1 Gennaio ore 15.00 – 18.00.

Chiuso il 25 dicembre e il 15 agosto.

Modalità di ingresso e prezzi:

Ingresso euro 2,50

Fonte Comune di Palermo